Uveggiando Enoteca Online|Domenico Clerico | “Capissme|E” Langhe Nebbiolo | Doc

DOMENICO CLERICO - “Capissme-e” Langhe Nebbiolo - DOC

Regular price €27,50

Poche scorte rimaste

Pickup currently unavailable

Spedizione gratuita per ordini superiori a €79
Pagamento sicuro — carta, PayPal, Shop Pay
Imballo specifico eco-friendly plastic free per bottiglie — consegna sicura in 24/48 ore
Description
DOMENICO CLERICO
Piemonte — Monforte d'Alba, Langhe (CN)
Fondazione 1976
Ettari vitati ~15 ha (crus Ciabot Mentin, Pajana, Percristina, Arione, Bricco Pernice)
Bottiglie / anno ~80.000 / anno
Fondatori Domenico Clerico (1976) — oggi Giuliana Viberti con Orlando Pecchenino
Vitigni Nebbiolo, Dolcetto, Barbera, Merlot
Conduzione Biologica (dal 2024) — no filtrazione, barrique, botti grandi, anfore
Era il 1976. Domenico Clerico aveva trent'anni, tre ettari di Dolcetto ereditati dal padre contadino, e un'idea che all'epoca sembrava quasi una provocazione: smettere di conferire le uve alla cantina sociale, imbottigliare da sé, fare grande vino dalle colline di Monforte d'Alba. Quello che allora era un territorio poco considerato dai critici internazionali — il Barolo era percepito come vino rustico, austero, di nicchia — stava per cambiare volto. E Domenico fu tra i protagonisti di quella rivoluzione.
Insieme a un manipolo di giovani vignaioli — Elio Altare, Enrico Scavino, Roberto Voerzio, Giorgio Rivetti — formò quello che la stampa internazionale avrebbe battezzato i Barolo Boys: una generazione di ribelli delle Langhe che negli anni Ottanta portò una ventata di modernità in un mondo ancora ancorato alle vecchie tradizioni. Guardavano alla Borgogna, usavano le barrique di rovere francese da 225 litri invece delle grandi botti, riducevano le rese, diradavano in estate. Fu uno scontro generazionale feroce tra modernisti e tradizionalisti che spaccò le Langhe per decenni — e che alla fine produsse alcuni dei vini più grandi della storia italiana.
Domenico Clerico ne fu voce e protagonista assoluto. I suoi Barolo — Ciabot Mentin, Pajana, Percristina — diventarono rapidamente simboli del nuovo corso: vini potenti, concentrati, con profumi intensi di frutta matura, spezie e terra bagnata, capaci di una longevità straordinaria. Nel 2017 Domenico scomparve prematuramente, lasciando la cantina alla moglie Giuliana Viberti e ai collaboratori più stretti, con enologo Orlando Pecchenino al timone. La filosofia è rimasta intatta: nel 2020 la cantina ha richiesto la certificazione biologica — un ultimo omaggio alla coerenza di un uomo che aveva sempre cercato di migliorare. Oggi i vigneti, tutti imbottigliati senza filtrazione, vengono affinati con un mix di barrique, botti grandi, clayver e anfore in terracotta — la ricerca di Domenico che continua.
domenicoclerico.com